START WEARING LIFE AlessioZemoz

Alessio Zemoz, diaristic mode, landscape, portrait

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artista: Alessio Zemoz | produzione: progettoSKIA | a cura di: Alessio Zemoz

testo di: Giulio Piatti

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Diario di una vita ordinaria.

StartWearingLife è un’opera compiuta che affonda le sue radici in una matrice fotografica di tipo narrativo. A partire da una concezione diaristica della produzione di immagini fotografiche, l’autore si impegna a fare i conti con i generali concetti di amore, memoria e verità che, per due anni circa, sono indagati ed esplorati nell’ambito della vita di tutti i giorni. Una ricerca artistica che ha origine nell’intimità del quotidiano ma che presto, verrebbe da dire da subito, si trasforma in un’opportunità di costruzione narrativa altra e lontana. Il risultato è a tutti gli effetti un percorso poetico rielaborato e reinventato secondo una nuova logica di senso. Le immagini prodotte, infatti, sono riproposte al pubblico in un ordine cronologico, estetico e narrativo teso a ri-costruire arbitrariamente il senso dei luoghi, degli avvenimenti e delle relazioni poiché rielaborato dal filtro della memoria, dell’elaborazione psicologica e di quella estetica. Tale processo ridiscute il senso ultimo delle immagini e del loro processo produttivo, qui finalizzato alla diffusione pubblica del racconto per immagini che vive nella matericità della fotografia analogica e allo stesso tempo nello spazio virtuale del web.

Quale vita? Quali vite? di Giulio Piatti

Per cogliere la vita ci si deve inserire nei tra, nel frammezzo, nel punto esatto in cui qualcosa cessa di essere e qualcos’altro sta invece per nascere. E così che l’arte si può pensare come erbaccia, come ciò che sta sempre nel mezzo; mai posarsi sul fisso, sul costante, sull’immobile, ma muoversi attraverso vertiginose linee di fuga che mai possono arrestarsi, pena la morte. The in between is photography, the in between is life. Dove cercare la vita? Nel mezzo, nel passaggio.

Start Wearing Life testimonia di un tale tentativo: superare i limiti del fotogramma, oltrepassare la fissità irreale di un istante isolato. La strada si fa tridimensionale, le linee bianche si ispessiscono, il movimento è là, palpabile, in perpetua fuga. E ancora, il letto è un insieme di pieghe in posizione instabile: un punto di sosta che già sembra terminato.

Verità o finzione? L’artista non scrive mai delle proprie nevrosi; l’autobiografismo è sempre un pretesto. La verità delle esperienze e la soggettività dei sentimenti non appartengono ad un’esperienza artistica se non secondariamente. In altri termini, l’arte è una finzione superiore che ricolloca la verità su un piano sempre più inquietante, più disturbante. Non si è mai al livello zero.

Si capisce allora che queste fotografie nascondono, sotto un manto di diarismo, di memoria – il padre? L’amore? Il by your side when – un piano di oggettività cruda, di inquietante lucidità, quasi indefinibile. E’ l’effetto di una radicale decontestualizzazione: gli istanti di vita perdono il loro calore nella decomposizione, nella frammentazione di uno scatto, di una “cattura”. Un ricordo nitido, caldo e soggettivo, dotato di una temporalità dolce, diventa, per l’osservatore, una visione allucinata, un percorso freddo, marmoreo, profondamente distanziante. Facce di statue, docce infiorate, campi e raffinerie, il percorso diviene vagamente lynchiano.

Non che manchi una micronarrazione, ma non è più quella della vita, degli eventi cronologici; è una narrazione superiore, arbitraria – il tondo richiama il tondo – che si affaccia sul caso, pur senza abbandonarvisi completamente, ma rimanendo sempre in bilico, tra due mondi, tra due polarità.

Start Wearing Life non si vuol rassegnare, ma rimane sempre nel mezzo, pura elegia di una vita ulteriore – l’arte? L’origine? La perversione? – che non abbandona questa terra, quella dei ricordi, degli affetti, del calore familiare. Quale vita? Quali vite?