“TEQUILA 177” sono il nome e il numero di una delle centinaia di capre che ogni anno vengono portate a combattere sul campo di una serie di eventi itineranti che si svolgono in primavera, estate e autunno nella regione alpina della Valle d'Aosta (Italia).
Questi eventi sono chiamati “Batailles des chèvres”: combattimenti di capre.
L'animale che combatte vince dopo aver sconfitto il maggior numero di rivali.
L'animale che combatte continua a rimanere illeso. Qualcuno giudica questi eventi incruenti.
L'animale che combatte è sempre femmina.
Negli ultimi due anni l'autore ha frequentato questi eventi indagando tale contesto in relazione all'identità tradizionale e culturale locale di cui lui stesso fa parte. Al centro di questo progetto è l'essere umano: uomini, donne e giovani, con le storie che portano in superficie (elementi culturali, provenienza sociale, età) e con gli istinti che si celano sotto il velo della loro immagine (felicità, consapevolezza naturale, ambizione, fama). Il racconto sviluppa un'estetica particolare con lo scopo di far emergere le risonanze tra esseri umani, oggetti, paesaggi e immagini per suggerire la dimensione emotiva e inconscia.
“TEQUILA 177” sperimenta un linguaggio semplice ma non semplificato, attento al dentro come al fuori campo, al molto piccolo come al molto grande: il rapporto tra gli elementi genera sempre nuove forme di senso. Lo sforzo è stato quello di cambiare il punto di vista dall'interno del progetto: tutto è uno e viceversa, in sincronicità.
In termini di soluzioni linguistiche, TEQUILA 177 sviluppa idee diverse sulla fotografia e sul suo significato riguardo alla comprensione dell'identità. L'aspetto più evidente di questo progetto è che non ci sono immagini di combattimenti tra capre. L'autore pone l'accento sul focus di questa esplorazione visiva: ciò che possiamo trovare proprio lì prima, durante e dopo il combattimento sono tutti elementi in grado di rivelare l'identità culturale.
C'è una sorta di “istinto animale” là fuori, al di là dei combattimenti, e parte dell'autore è in sincronia con esso. Non mostrare i combattimenti non significa evitare di guardarli e di conseguenza affrontarli: significa comprendere meglio il focus profondo della ricerca e sospendere il giudizio sul trattamento degli animali. È evidente che i combattimenti tra capre sono eventi realizzati dagli esseri umani non per le capre ma per gli esseri umani stessi ed è qui che si rivolge l'attenzione dell'autore.
In realtà i ritratti vengono realizzati prima delle battaglie e rappresentano persone che hanno portato almeno una capra sul ring. Allo stesso modo in cui venivano girati i paesaggi prima dei combattimenti. Durante gli scontri venivano ripresi dettagli e ritratti del pubblico di spalle: le immagini del pubblico venivano stampate poi incorniciate e infine fotografate nuovamente sui muri per scelta operata dall'autore per ragioni estetiche o personali.
Attualmente questo tipo di eventi sono organizzati dall'Association Comité Régional Bataille des Chèvres che riceve un contributo economico pubblico tramite l'Assessorato all'Agricoltura come integrazione per la realizzazione del campionato: una delle ambizioni espresse è quella di migliorare gli eventi anche nel campo della il complesso percorso turistico-gastronomico
Allora per chi sono fatti questi combattimenti? Turisti: chi e dove sono? Agricoltori: chi e dove sono? Quale futuro suggerisce? Infine questo progetto è composto da immagini preesistenti: la ricerca si conclude dopo i combattimenti, in altri luoghi, con le fotografie dei vincitori di ogni evento realizzate dagli stessi organizzatori che sono state prese da internet, dal sito ufficiale dei combattimenti, e riincorniciate dall'autore.
Tutti gli elementi sono qui montati in un corpo di lavoro dalla struttura circolare per rappresentare l'approccio metaforico: per l'autore la fotografia non può essere concepita a partire dal concetto di esperienza dinamica, dal soggetto all'autore, dall'interno della cornice verso l'esterno, dal mondo molto personale allo spazio pubblico, avanti e indietro muovendosi in cerchio.
Il progetto
Il progetto rappresenta l’esito di un lungo lavoro di produzione iniziato nel 2015 che ha visto come esito la realizzazione del fotolibro d’artista. L’autore ha raccontato un intero ciclo di Batailles ponendo lo sguardo sui protagonisti degli eventi, sui luoghi, sui dettagli delle situazioni e in qualche modo sull’immaginario stesso generato. “La narrazione infatti prende avvio dai ritratti di coloro che hanno personalmente condotto i capi all’interno dell’arena: uomini, donne e bambini, in alcuni casi allevatori di professione ma in molti altri semplici appassionati proprietari di capi unicamente destinati alla battaglia e non alla produzione casearia. Il racconto sviluppa poi un’estetica interessata all’emersione delle relazioni occulte, o meglio ancora delle risonanze, tra gli uomini (autore, spettatori e protagonisti), gli oggetti (cose e corpi) , i paesaggi (come e dove viene temporaneamente occupato il territorio) e le immagini al fine di suggerire la dimensione emotiva, irrazionale o addirittura inconscia che appartiene ad essi tanto quanto all’autore. In coerenza con i progetti precedenti, si è quindi sperimentato un linguaggio semplice ma non semplificato, attento alle questioni di campo e fuori campo, sensibile allo “stupor” del bambino interiore per le piccole cose del mondo che, se messe in relazione con quelle grandi degli eventi e degli uomini, generano nuove forme di senso, capace di utilizzare materiale diverso, a volte preesistente e rigenerarlo, e di accogliere l’intervento, non solo estetico, dell’autore che apre al tema della memoria, del senso dell’utilizzo dell’immagine stessa e della tradizione come veicolo di identità culturale di un territorio. Lo sforzo espresso è infatti quello di mutare il punto di vista internamente al progetto: guardare davanti ma anche dietro, da sopra e da fuori, sempre comunque mosso dalla grande ammirazione e dal grande rispetto verso gli individui e verso la cultura alla quale chi fotografa appartiene, con lo scopo di smontare e rimontare i segni in una nuova forma di testo. Tutto è uno, e viceversa, e la stratificazione dei livelli di lettura è tale per cui il fruitore è libero di generare sempre nuovi nessi e di costruire il proprio personale orientamento: chi sono loro e chi sono gli altri? Chi sono io? A chi e a cosa serve questo spettacolo? Chi è il pubblico? Quale civiltà suggerisce in prospettiva? Esiste una dimensione ferina in tutto questo? Se sì, quale parte di me è in risonanza con tale dimensione?”
Prima edizione di 150 copie. Edizione rifinita a mano in copie numerate e firmate. 68 pagine + 8 pagine di opuscolo. Stampa Offset su carta x-per 140gr. Concept, design e testi di Alessio Zemoz. In collaborazione con Alexine Dayné. Lingue: inglese e italiano. Dimensioni: 14×21 cm. Stampato da Tipografia Valdostana in ottobre 2017. ISBN: 979-12-200-2533-1 Prezzo: € 25,00


























Devi effettuare l'accesso per postare un commento.