Tra il 2021 e il 2022 abbiamo trascorso un periodo assieme a Venezia. Alessio si era trasferito lì per studio e lavoro, con un progetto di medio-lungo termine. Era una splendida occasione per avere una residenza temporanea in un luogo tanto attrattivo. Eleonora arrivava da Milano con quella impressione (totalmente illusoria) di familiarità derivata dalle partecipazioni negli anni alla Mostra del Cinema e alle varie Biennali. Daniele arrivava dal Friuli; “dalla laguna accanto” – dice lui – “quella uguale, ma senza Venezia”. Dal “quella uguale” è iniziata la riflessione che ha portato a questo lavoro.
Durante la nostra coabitazione ad intermittenza, il territorio circostante ha iniziato ad assumere per noi una forma nei reciproci racconti. C’era l’acqua tutta attorno a noi e poi il mare separato da una linea sottile di terra. Daniele ha iniziato a dire, appunto, che quella linea sottile proseguiva uguale, fino a casa sua in Friuli. Poi superando Venezia, ipotizzava continuasse con somiglianze lungo tutta la fascia costiera verso sud, fino a dove perdurava la costante dell’acqua avanti (mare) e l’acqua dietro (le lagune). L’ipotesi di Daniele trovava conferma nei racconti di Eleonora, che il sud di quella fascia lo conosceva fin da piccola, come luogo di villeggiatura. Questa intuizione è stata discussa in più di una occasione e a poco a poco è diventata un progetto: volevamo esplorare il territorio circostante osservando i confini, i margini e le ricorrenze di quella che abbiamo iniziato a chiamare familiarmente la Linea.
Avevamo una proposta di metodo per condurre questa esplorazione. Condividiamo da tempo un progetto di ricerca e racconto del territorio, Studi sul Qui, fondato sulla pratica del deep mapping, la mappatura profonda. Studi sul Qui è un progetto sperimentale ideato da Daniele e Eleonora e sviluppato in più iniziative dal 2017, alle quali ha aderito e contribuito in maniera sostanziale fin dall’inizio anche Alessio, sia per quanto riguarda l’impostazione teorica, sia per la realizzazione pratica. Il deep mapping è una mappatura fine e di dettaglio dei territori, realizzata utilizzando una pluralità di strumenti e competenze eterogenee (rimandiamo all’appendice metodologica per un approfondimento). Nella nostra visione della metodologia, particolare rilevanza hanno gli strumenti audiovisuali. Obiettivo è, inoltre, raccontare il presente dei territori trascurati dalle narrazioni prevalenti, luoghi che spesso “non contano” o come sarà detto nel seguito “che nessuno si fermerebbe a guardare”. I volumi “Studi sul Qui” Stagione 1 e Stagione 2, precedenti a questo, raccontano le recenti esperienze realizzate nell’ambito del progetto, con residenze di ricerca di breve durata, a cui hanno preso parte ricercatrici e ricercatori, professioniste e professionisti. Pensavamo di voler usare il nostro metodo, ma con variazioni rispetto a quanto fatto in precedenza. Avremmo ristretto il gruppo di lavoro a soli noi tre e lavorato non su una dimensione areale (es. un comune), ma lineare. Abbiamo poi deciso di utilizzare solo gli strumenti audiovisuali, scegliendo in corso d’opera la fotografia. Infine, questa volta non sarebbe stato il tempo a fissare il limite del nostro lavoro, ma lo spazio. Ci saremmo concessi tutto il tempo necessario per realizzare una mappatura che non tralasciasse alcun punto del nostro campo di lavoro.
Abbiamo quindi definito la nostra zonizzazione. Volevamo lavorare sulla fascia sottile che, dalla foce del Reno a quella dell’Isonzo, separa le lagune e le acque interne dal mare Adriatico. Risalendo da sud a nord e poi da ovest a est, queste acque sono quelle delle Valli di Comacchio, delle zone sotto il livello del mare e delle sacche, delle lagune e delle isole del Delta del Po, della Laguna veneta, di quella di Caorle e Bibione e infine di Marano e Grado. In questo lungo tratto la linea di costa procede continua, ma interrotta dalle foci dei fiumi (e dalle bocche di porto lagunari); nominando solo i primi: Reno, i vari rami del Po, Adige, Brenta, Sile, Piave, Livenza, Tagliamento, Isonzo. Il nostro metodo sarebbe stato percorre tutta la Linea, via terra, a piedi o via mare a seconda del momento, senza una precisa consequenzialità di percorso, ma con l’obiettivo di attraversarla tutta. Avremmo fatto questi attraversamenti assieme o separatamente, esplorando in profondità il territorio attraverso la fotografia e costruendo ciascuno la propria narrazione visuale e testuale, che avremmo però costantemente ridiscusso assieme. Partivamo da punti di vista differenti, che derivavano dalle nostre consuetudini d’uso, il nostro passato, le nostre storie.
Abbiamo attraversato la Linea, a piedi, in barca e con altri mezzi. Abbiamo guardato e rappresentato alcuni aspetti di cosa accade, qui, sul bordo esterno. Ci sono alcuni elementi comuni, nella geografia della Linea, che abbiamo osservato, fotografato e a volte catalogato. Un bordo tra acqua di mare e terre-non-terre. L’acqua di mare è quella dell’Adriatico settentrionale, le terre-non-terre sono le lagune, i delta, le foci, le sabbie e le dune, oltre che le infrastrutture, che si incontrano arrivando dal mare o da terra, o camminando lungo il mare o navigando lungo la costa e nelle lagune. La Linea a volte si presenta come un tratto ben marcato, perché il terreno è ben consolidato dalla riva del mare, a volte è un tratto sottilissimo, appena accennato o quasi invisibile, perché cambia con il tempo e le maree o perché è poco più che un muro artificiale. I territori della Linea sono un bordo e un margine. Sono esterni più che interni. Alcuni sono in relazione con l’interno, con le campagne e le città retrostanti, altri non lo sono per niente, perché sono isole, o perché non c’è nulla con cui collegarsi o perché non c’è nulla da collegare. Abitato, disabitato e abitato temporaneo si alternano infatti sovente lungo la Linea, assieme a usi e spazi diversi. La geografia della Linea dal punto di vista di Daniele è impostata da una visione ‘interna’, con dettagli e temi del quotidiano, un posizionamento sulle scelte personali, una proiezione di territorio, dell’oggi e del futuro. Una visione di persistenze, di dettagli, di pratiche.
Le sabbie del mare e delle spiagge, ma soprattutto quelle del cemento delle infrastrutture, degli edifici, dei frangiflutti tetrapodi. Il legno, delle bricole e dei pontili. La pietra, delle dighe, dei murazzi, dei cippi di conterminazione. Le imbarcazioni, i fari, le boe. Questi elementi tornano e ritornano su tutta la Linea. Meritano un catalogo o forse una celebrazione, perché senza di essi la Linea probabilmente non esisterebbe. Dal punto di vista di Eleonora, la geografia della Linea è impostata da una visione esterna, con dettagli e temi del quotidiano, che riguardano i fruitori ‘urbani’, chi ha usato e costruito la Linea come esternalità delle principali aree metropolitane del nord Italia. Sono protagonisti gli oggetti del turismo, che ingloba e trasforma i segni del passato remoto o recente: le zone umide, i casoni, gli usi civici e l’agricoltura di bonifica, i passati usi militari o le più recenti caserme, le forme della pesca…. Il turismo fa la sua comparsa in questa zona negli anni del boom ed esplode con la costruzione delle seconde case a partire dai tardi anni ’70 e ’80, gli anni delle lunghe villeggiature e della nostra infanzia. Oggi il turismo è una incognita per queste aree. Abbiamo visto la proliferazione antistorica dello sviluppo immobiliare continuare a ripetersi ancora oggi su alcuni tratti, in modalità analoga al modelloprevalente nei decenni precedenti. Accanto a queste nuove lottizzazioni, si apre il dismesso delle vecchie strutture (discoteche, alberghi, colonie…), e la rinaturalizzazione di alcuni tratti. Abbiamo visto poi la vita ad intermittenza. Le infrastrutture mantenute per poche, ormai pochissime, settimane di attività. Ci chiediamo cosa sarà il futuro e quali siano i segni visibili di cio che sta succedendo. Dal punto di vista di Alessio, la geografia della Linea è incerta, le immagini articolano il racconto attraverso una visione astigmatica, da ‘alieno’. Uno sguardo permeabile ad un territorio estraneo che però, mentre il libro si compie, diventa paesaggio del quotidiano. Una visione del proprio personale futuro passato.
La geografia della Linea non sarebbe stata completa senza l’osservazione dal mare: in questo caso, gli strumenti giusti ci sono sembratila mappa e la parola. Dal mare forse si può percepire più immediata mente una visione di insieme e non di dettagli, la Linea diventa non tanto ciò che si vede, ma ciò che si sa di lei per esperienza diretta, viaggio, navigazione o studio. La Linea sono le insenature, gli approdi, i pennelli, le secche e poi ciò che da lontano intuisci come grandi forme: i palazzi, le pinete, tutte uguali tra di loro. Queste non sono immagini, ma è una narrazione di parole che descrivono, suggeriscono e immaginano: mappe a parole, realizzate durante uno o più percorsi, via mare, descrivendo solo ciò che di volta in volta era visibile o evidente al nostro sguardo e quindi condizionata da fattori aleatori quali le condizioni metereologiche, la visibilità, la rotta, l’attenzione prestata in quel dato momento all’uno o all’altro dettaglio. Una descrizione parziale, un’annotazione di navigazione che non è un diario di bordo.
Daniele Ietri, Eleonora Mastropietro, Alessio Zemoz
Mimesis Editore
2024, 176 pp.
ISBN: 9791222305325
Studi sul Qui è un progetto ideato da Daniele Ietri e Eleonora Mastropietro e sviluppato in più iniziative dal 2017. Gli Studi sul Qui realizzano una mappatura profonda dei territori, con pratiche artistiche e scientifiche, mettendo al centro il lavoro sul campo. Obiettivo è raccontare il presente di territori trascurati dalle narrazioni prevalenti.

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