MAISON VILLE NOUVEAU Tommaso Rada

anthropology, fine art, landscape, portrait, special projects, Tommaso Rada

Questo slideshow richiede JavaScript.

artista: Tommaso Rada | produzione: MontagnaSocialeContemporanea 2017 | un progetto a cura di  framedivision + progettoSKIA  | con il sostegno di Fondazione Comunitaria della Valle d’Aosta Onlusa cura di: Alessio Zemoz e Alexine Dayné

Tommaso Rada

MontagnaSocialeContemporanea 2017

.

Maison Ville Nouveau di Tommaso Rada è l’esito artistico di MontagnaSocialeContemporanea edizione 2017: una Residenza per Artisti ideata e realizzata da progettoSKIA e framedivision, con il sostegno di Fondazione Comunitaria della Valle d’Aosta Onlus e con il contributo di Cittadella dei Giovani di Aosta. Il progetto realizzato da Tommaso Rada propone un ampio racconto della complessità esplorando con grazia il territorio di Villeneuve e la sua comunità, contesto dove si è svolta la residenza, restituendone un quadro emozionante e mai scontato grazie ad un intenso lavoro del fotografo sulla ritrattistica e ad una sua articolata rappresentazione del paesaggio del quotidiano. Maison Ville Nouveau, oltre che un progetto di ricerca fotografica è anche la mostra delle opere inedite di Rada, fotografo sensibile e dal profilo internazionale consolidato. In questa logica, Montagna Sociale Contemporanea ha generato un progetto di ricerca e di racconto per immagini della montagna in riferimento ad un tema specifico, in questa edizione a quello de il dono: una topografia visiva, poetica e documentale della contemporaneità più vicina a noi. In questo senso, la mostra si configura a sua volta come una dimensione articolata, un luogo narrativo, che riflette la complessità dell’approccio dell’artista: generi diversi, linguaggi contrapposti e supporti studiati ad hoc si alternano in un allestimento che affonda le radici nella cultura della fotografia contemporanea. Tommaso Rada è stato dunque invitato ad interrogarsi sul significato della parola dono e sul significato della parola dono in quanto atto sociale, economico, intellettuale, spirituale o religioso, come fonte di libertà (o eventualmente del suo contrario) personale o collettiva: dal dono della vita (o eventualmente del suo contrario) al dono come azione di sviluppo economico e sociale della comunità. In questo senso, la residenza è stata l’occasione per attuare una verifica della presenza sul territorio, articolato e complesso come quello del comune di Villeneuve, del concetto di dono. Allo stesso tempo è stata l’occasione per l’autore coinvolto di esprimere una ricerca personale ed intima della propria dimensione in relazione al concetto stesso di dono. Da una parte la civiltà contemporanea, individualista e mercantile, e dall’altra l’uomo con il suo desiderio di scambio e di relazione con l’altro: l’artista tra le due parti interroga e si interroga. Il dono accomuna o separa? Esso è libertà per chi dona come per chi riceve? Può essere motore economico, morale, spirituale nei territori di montagna? In che modo? se esiste il dono, esiste anche il suo opposto? Fare arte, o narrazione, per immagini è donare?

Alessio Zemoz

La montagna prende, la montagna dà. Gli abitanti vivono inverni lunghi e estati corte in un territorio che non si piega e difficilmente si doma. Chi ci è cresciuto lo sa, non si vive sui monti ma si convive con essi rispettandoli. Esisteva un patto non scritto tra montagne e la gente, prendersi cura del territorio e in cambio questo donava i sui frutti: il pascolo, l’acqua, la vita stessa. Doni rari, preziosi. I tempi cambiano e anche i paradigmi; il lavoro del pastore e della terra non danno più grandi soddisfazioni. Finché ne avranno, le montagne continueranno a donare acqua, neve, pascoli e terra, ma l’uso di questi elementi è cambiato: vengono usati per creare energia elettrica o sfruttati per scopi turistici e industriali. Con il potere del cemento e dell’ingegneria l’uomo ha donato al territorio un nuovo aspetto. Troppo spesso per migliorare le proprie condizioni di vita ci si è dimenticati di migliorare o preservare anche le condizioni di quei padroni di casa di cui non ci si poteva liberare: i monti. Ma il rispetto per il territorio nelle zone montuose non è semplicemente qualcosa che si impara, è l’anima di chi tra i monti ci vive e la speranza di una relazione diversa viene da piccole parole come “economia sostenibile”. Pensando a modelli di produzione nuovi, giovani sia valdostani che stranieri ritornano sui pendii per fare i pastori e gli agricoltori, altri pensano a un turismo che rispetti l’ambiente e altri ancora a come far conoscere il territorio in cui si vive e rispettarlo, dimostrando che quell’antico scambio di doni tra montagna e essere umani, quel patto non scritto, può essere differente seppur rifacendosi ad un passato ora lontano. Quasi a metà strada tra Aosta e Courmayeur, passaggio obbligato per raggiungere diverse valli laterali, si sviluppa Villeneuve. Villeneuve non è alta montagna ma è un’area di passaggio; un luogo dove gli abitanti delle valli laterali si fermavano per riposare quando erano in viaggio o un buon posto per svernare. A Villeneuve la gente è montanara: tosta, introversa, gente che sa cosa vuol dire lavorare molto per riuscire a raccogliere poco, gente solidaria che dà valore al lavoro degli altri, e non importa se l’“altro” è Valdostano o straniero. A Villeneuve non esistono abitanti originari; i primi furono coloro che vivevano sulle montagne circostanti, poi quelli che venivano da altre regioni d’Italia per costruire l’autostrada e oggi i migranti dall’Africa, dall’Asia e dai Balcani. Forse perché in fondo sono tutti migranti, e poco importa da dove vieni l’importante è chi sei e come vivi con gli altri, Villeneuve è oggi una comunità multirazziale e multiculturale come poche altre nell’Italia di oggi, un esempio di convivio e socialità dove il senso del vivere in comune si riempie di nuovi significati.

Tommaso Rada